La parola al Direttore

COS’È LA CARITAS?

È un organismo pastorale che promuove la carità. Ha una prevalente funzione pedagogica che educa a prendersi cura e farsi carico delle difficoltà dell’altro ed utilizza come metodo di lavoro “l’ascoltare”, educando così ad una condivisione mettendo a disposizione degli altri le risorse che ciascuno ha (il tempo); perché l’azione della Caritas Diocesana sia efficace è importante che essa sia generativa. La carità deve generare carità.

QUALI COMPITI HA?

  1. Animare le comunità;
  2. Collaborare con i vescovi;
  3. Indire, organizzare, coordinare aiuti umanitari, anche all’estero;
  4. Promuovere il volontariato nelle e per le comunità;
  5. Educare alla pace;
  6. Attenzionare il mondo.

“Evangelizzare i poveri liberandoli dall’oppressione: questa è la priorità assoluta della Caritas”

E allora: cosa accentua l’emarginazione e cosa la contrasta? Noi come Caritas, che ruolo assumiamo?

IL METODO PASTORALE CARITAS: Ascoltare, Osservare, Discernere.

parola al direttore

 

OBIETTIVI DEL METODO PASTORALE CARITAS:

  1. Partire dalla persona per restituirle dignità;
  2. Educare il singolo e le comunità alla corresponsabilità;
  3. Andare alle cause che provocano il disagio per curarle e prevenirle;
  4. Favorire l’azione integrata (rete) tra comunità ecclesiale e civile.

ASCOLTARE PER… Andare incontro, uscire dalle nostre vedute, aprire cuore e mente, essere misericordiosi come il Padre.
OSSERVARE PER… Accompagnarsi alla persona, rilevarne cause e dinamiche delle povertà, individuarne le risorse.
DISCERNERE PER… Progettare insieme un’azione pastorale che trasformi il problema in risorsa, il fallimento in capolavoro, l’emarginato in centro della comunità, per restituire l’opera misericordiosa di Dio alla comunità stessa.

ASCOLTARE E NON SENTIRE:
SENTIRE:
percepire, avvertire attraverso l’udito
ASCOLTARE: meditare, essere aperti, essere attenti.

PER ASCOLTARE BENE:

  1. CONCENTRATI … Lascia perdere tutto ciò che stai facendo, concentrati sulla persona, siediti accanto a lui e non dietro ad una scrivania, sorridigli e non mettergli fretta. Poni domande input per capire meglio ma sii sintetico per dare il tempo di reagire e raccontarsi.
  1. FOCALIZZA … Sforzati di metterti nei panni dell’altro, incoraggialo ad esprimersi. Chiedi all’altro di aiutarti a verificare che tu abbia capito il suo punto di vista; annota le cose importanti.
  1. RIFLETTI … Prima di elaborare una risposta verifica di aver compreso; cogli le emozioni dell’altro ed esprimi le tue; non avere paura dei silenzi, non vergognarti di questi e delle emozioni che puoi provare anche tu grazie al suo racconto; non esagerare, però, con le battute: anziché sdrammatizzare, rischieresti di indisporre o offendere l’altro, qualora questi non fosse ancora pronto ad ironizzare. Dai fiducia a chi hai di fronte incoraggiandolo, così, ad aprirsi per mettersi anche in ascolto di te ed avviare, quindi, un confronto costruttivo.
  1. CONFRONTATI ED AGISCI … Un piano d’azione condiviso ha molta possibilità di successo. Formula ipotesi d’azione a partire dai diversi punti di vista. Incoraggia gli altri a fare lo stesso. Proponi poi una sintesi di quanto emerso, incoraggiando poi un processo di progettazione e decisione partecipata. Trova i punti di vicinanza e collega, per quanto possibile, le dissonanze. Saper stare nell’ambiguità e nella complessità può portare soluzioni di maggiore efficacia. Prova a non mettere sempre al centro il tuo punto di vista. Tira le conclusioni e programma un’azione più o meno (per quanto possibile) condivisa.
  1. PER OSSERVARE E DISCERNERE BENE… Generalmente è meglio farlo in gruppo, per cogliere quanti più aspetti possibili. Il punto 4 dell’ascolto è già il primo passo dell’osservazione. Rifletti con altri per avere modalità di azione più ampie e più strutturate. Non esiste un operatore ideale, ne un gruppo perfetto: esiste il dover dare fiducia per crescere, operare cambiamento e dare valore alle nostre azioni pastorali.

 

Il Direttore f.to Sac. Calogero Falcone

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